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Colletorto - La magia dei grandi falò infiamma la comunità
Inserito il 20 gennaio 2009 alle 13:27:00 da codi. IT - TRADIZIONI

COLLETORTO - Culto del fuoco nel borgo degli angioini. Magia e luci naturali di una festa tradizionale, onore di Sant’Antonio Abate, per rinnovare un rituale che si perde nella notte dei tempi. Sabato al calar della sera tanti fuochi composti in più punti del paese a seguito della raccolta del legname nei vari boschi dell’agro. Nella ricorrenza coinvolte un po’ tutte le fasce sociali secondo i dettami di una tradizione ancora molto viva. Dopo la Santa Messa il parroco don Mario Colavita, all’imbrunire ha benedetto il primo falò allestito ai piedi della torre angioina dal gruppo storico «Giovanna d’Angiò» e dall’associazione I Cavalieri Angioini «Roberto de Firmitate». Da qualche anno a quest’ultima associazione viene affidato il compito di portare la brace benedetta in tutti gli altri fuochi del paese per procedere al rito dell’accensione...

In questo caso la voce del passato è forte. Sfavilla scintillante verso l’alto. Tra pensieri religiosi e riti pagani, per dare vita ad un contesto alquanto suggestivo. Riecheggia dunque il linguaggio propiziatorio dei falò. Con il loro calore e le loro fiammate che si spengono verso l’alto, in un’attività ascendente senza sosta, viene bruciato, metaforicamente, quanto di negativo ha riservato l’anno appena passato. Dal borgo degli angioini a «Campoa degli Angeli», il villaggio provvisorio delle famiglie terremotate, lo sguardo è rivolto ad una prospettiva più favorevole. Passato e presente s’intrecciano per dare un senso al proprio tempo. Nascono in una dimensione socializzante e consumistica che attualmente predomina. Originata da una lontana radice propiziatoria, di natura contadina, che riaffiora e ricorda i valori della tradizione. Il tentativo di recuperare le modalità espressive del passato è chiaro. Nella festa l’accoglienza è sacra. Sant’Antonio Abate, nume tutelare degli animali, in qualche modo rivive nell’uso del maiale, nei detti antichi, nelle preghiere e nella composizione a forma, dicono, dei falò che inneggiano allo spirito propiziatorio.
Luigi Pizzuto
Da Oggi Nuovo Molise del 20 Gennaio 2009

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