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Acquaviva Collecroce (Cb) |
Su di un
colle subappeninico, tra le valli del Trigno e del Biferno, sorge
Acquaviva Collecroce. Acquaviva e Collecroce erano due insediamenti
rurali di profughi slavi, posti a breve distanza l'uno dall'altro. Col
tempo il secondo fu abbandonato dagli abitanti, i quali contribuirono ad
ingrandire Acquaviva. L'aggiunta di Collecroce ad Acquaviva, dopo la
fusione delle due popolazioni, si rese necessario per distinguere il
Comune stesso da Acquaviva di Isernia, Acquaviva delle Fonti (BA),
Acquaviva Picena nelle Marche. Di origine slava, gli abitanti conservano
la parlata, i costumi, le tradizioni della regione di provenienza.
Questa gente si trapiantò sulle coste adriatiche molisane verso la fine
del XV secolo per non subire il dominio turco die si andava estendendo
nei Balcani. La struttura urbanistica differenzia questo dagli altri
comuni molisani, infatti è costituita da un agglomerato uniforme,
caratteristico per le strade a larghi gradini sui quali i vecchi,
seduti, passano gran parte della loro giornata. Acquaviva Collecroce,
ancora oggi, è certamente il paese più importante tra quelli di origine
slava, presenti nel Molise. Gli abitanti difendono gelosamente la loro
identità culturale, infatti le indicazioni municipali ed anche
commerciali sono scritte sia in italiano che in slavo. Rapporti
culturali e commerciali sono mantenuti con le comunità croate dell'ex
Jugoslavia. Chi si interessò al mondo slavo in generale e alla lingua
serbocroata fu De Rubertis, nato nel 1813 ad Acquaviva Collecroce dove
morì nel 1889. In alcune lettere, scritte nel 1853 e successivamente
pubblicate, egli parla dell'insediamento delle colonie croate e slave
dell'Italia Meridionale e da una descrizione etnografica precisa delle
colonie del Molise.
DA VEDERE:
La superba chiesa parrocchiale dedicata a Santa
Maria Ester, di stile barocco-roccocò, ha sul portale centrale
un'iscrizione latina che ricorda la battaglia navale di Lepanto del
1571, nonché lo stemma
dell'Ordine di Malta. All'interno della chiesa si custodiscono tele di
notevole pregio e due statue lignee, raffiguranti la Concezione e San
Michele Arcangelo, opera dello scultore campobassano Paolo Saverio Di
Zinno.
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